Terrafrana

Nel 2005 mi è stato chiesto di intervenire a un festival che aveva per tema gli spazi urbani e i problemi connessi. Il pensiero è andato subito a una questione che mi assilla ogni giorno di più, come ciclista, come cittadina, e come essere umano: la cementificazione selvaggia che sta subendo l'area in cui vivo.

Ne è nata una pièce di segnali stradali, doppi sensi ricavati dal gergo dell'architettura e dell'ingegneria edile, rumori di cantieri e di traffico, movimenti operai...

Terrafrana è l'incubo che ogni giorno avanza di più, nascondendosi sotto nomi allettanti che prefigurano paradisi dorati: "La corte degli aranci", "La vecchia Malò", "I giardini del sole". Attentati alla nostra libertà e ai diritti ad essa connessi.

Terrafrana è la devastazione di un territorio, la privatizzazione e lo sfruttamento di beni universali e comuni come la terra, l'aria, l'acqua, la natura e il silenzio per il solo profitto di pochi individui.

Terrafrana è una riflessione assolutamente autobiografica: è la trasformazione ineluttabile e continua del mio territorio, quello di me bambina prima e ragazza a spasso in bicicletta per stradine e viottoli che non esistono più, o che si interrompono per lasciar posto alla nuova tangenziale e al nuovo complesso residenziale.

L'alibi e la patina di quest'orrore sta nel vocabolario degli architetti e degli ingegneri, nell'high-tech, nel concept e nel design ecocompatibile.

E infine Terrafrana è il cantiere che prepara questo paradiso futuro, il suo risvolto di copertina avariato: la commedia grottesca di operai malcerti alla mercé dei capocantiere, la giornata stordita dal sole e la paga nera come le schiene, il rancio per terra come i prigionieri.

Terrafrana è un marchio registrato, e affonda le sue radici nella pianura veneta.

Terrafrana è un vero e proprio lavoro in corso.

Ideazione, testi, voce e regia di Debora Petrina.

Con la partecipazione di Vasco Manea e Walter Pegoraro.

Un ringraziamento a Veniero Rizzardi e Francesca Raineri.


 
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